
Perché Maeda si faceva chiamare «Conte»
Non era un titolo nobiliare. Era una battuta autoironica sulla propria povertà — e lo racconta una fonte istituzionale giapponese.
BJJ Square · Aggiornata il 11/08/2026
Mitsuyo Maeda — nato a Hirosaki nel 1878, morto a Belém nel 1941 — è, paradossalmente, il personaggio meglio documentato di tutta la storia del jiu-jitsu brasiliano. Non perché al BJJ interessasse: perché la sua vita è tracciata dagli archivi del Kōdōkan, dalla stampa di quattro continenti e dalla Biblioteca Nazionale della Dieta giapponese.
Il nome
Siamo in Spagna, 1908. Maeda incontra un impostore che gira spacciandosi per campione giapponese di judo, e decide che gli serve un nome d'arte anche a lui. Pensa a «Komaru Maeda», gioco di parole su *komaru*, che in giapponese vuol dire «essere in difficoltà» — un riferimento diretto alle sue ristrettezze economiche di quegli anni.
Poi accorcia in «Koma» e ci mette davanti lo spagnolo «Conde». Il risultato è «Conde Koma», che suona nobile e significa più o meno «il conte squattrinato». È una barzelletta su sé stesso, e ha funzionato così bene che un secolo dopo la si scambia per un titolo.
L'altro mestiere
La parte meno raccontata è che Maeda non faceva solo il combattente. La documentazione giapponese sull'emigrazione lo registra come guida di squadre di rilevamento, poi nello staff del Ministero degli Esteri, poi revisore e dirigente di compagnie di colonizzazione: reclutava coloni giapponesi per il Brasile e li assisteva quando i progetti andavano male.
Il judo era, in buona parte, il suo biglietto da visita per quel lavoro. Non toglie niente al combattente — aiuta a capire perché fosse sempre in viaggio.
Judo o jiu-jitsu?
Maeda era un judoka del Kōdōkan, entrato a diciassette anni nel 1895. Quello che insegnava era judo. Ma fuori dal Giappone, all'epoca, il judo veniva chiamato regolarmente «jiu-jitsu», e in Brasile la disciplina veniva presentata anche come «Kano-ryu jiu-jutsu».
Non c'è nessun tradimento e nessun equivoco da svelare: c'è una parola che ha cambiato significato. La distinzione fra judo e jiu-jitsu che oggi ci sembra ovvia, nel 1915 non esisteva come confine netto.
Cosa non regge, della leggenda
- «Oltre mille incontri, mai sconfitto». La maggior parte erano esibizioni concordate. Il titolo di «campione del mondo di jiu-jitsu» non esisteva: Maeda e Satake se lo costruirono a Cuba con incontri truccati, e lo ammisero entrambi.
- Il nome «Esai Maeda», che compare in parecchi libri di BJJ, è un fantasma bibliografico. Alla nascita era Hideyo, poi Mitsuyo.
- Non andò mai in Russia, non addestrò la polizia russa, non incontrò Theodore Roosevelt e non conosceva l'aikidō — che nacque dopo la sua partenza dal Giappone.
Nota Anche il rapporto con la famiglia Gracie è discusso, e non solo nella durata: c'è chi sostiene che il maestro di Carlos non fu Maeda ma un suo allievo. Ne parliamo in una pagina a parte.
Cosa non sappiamo
- Se fosse una spia, come lo accusarono a Cuba. Chi ha studiato le fonti conclude: possibilmente sì, probabilmente no.
- Il ruolo esatto di Gastão Gracie nel portarlo a Belém. È raccontato ovunque, documentato da nessuna parte.
Resta il fatto più bello: l'uomo da cui discende tutto questo si presentava al pubblico con un titolo nobiliare inventato che, tradotto, ammetteva di essere al verde.
Domande frequenti
- Cosa vuol dire «Conde Koma»?
- «Koma» viene da komaru, che in giapponese significa essere in difficoltà: era un riferimento alle ristrettezze economiche di Maeda. «Conde» è lo spagnolo per conte. Non è un titolo nobiliare, è autoironia.
- Maeda insegnava judo o jiu-jitsu?
- Judo Kōdōkan. Ma all'epoca, fuori dal Giappone, il judo veniva comunemente chiamato «jiu-jitsu»: la distinzione netta che facciamo oggi allora non esisteva.
- È vero che Maeda non perse mai in oltre mille incontri?
- No. Gran parte erano esibizioni concordate, e il titolo di campione del mondo che si attribuiva fu costruito a Cuba con match truccati, come ammisero i protagonisti stessi.
- Perché Maeda viaggiava così tanto?
- Oltre alle esibizioni, lavorava per il Ministero degli Esteri giapponese e per compagnie di colonizzazione: reclutava e assisteva gli emigranti giapponesi diretti in Brasile.
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