Le storie che pochi conoscono

Quasi tutto quello che si legge sulla storia del jiu-jitsu viene da chi quella storia l'ha vinta. Non vuol dire che sia falso: vuol dire che va letto sapendolo.

BJJ Square · Aggiornata il 11/08/2026

La storia del jiu-jitsu brasiliano ha un problema che la storia di altri sport non ha: è stata scritta quasi tutta da una parte sola. La versione che si legge ovunque — il maestro giapponese, il ragazzo di Belém, la famiglia che porta il jiu-jitsu nel mondo — nasce negli anni Ottanta come materiale promozionale, prima ancora che come racconto storico.

Non è un'accusa e non la rende falsa. È una cosa che sappiamo perché i protagonisti l'hanno detta: quel racconto serviva a vendere una scuola, ed è stato costruito bene. Il punto è un altro — una fonte che ha interesse nel risultato va confrontata con qualcos'altro, e per decenni quel qualcos'altro non c'è stato.

Un esempio concreto, e verificabile

Nel 1992 esce «Gracies in Action», la videocassetta che porta le sfide di famiglia in tutto il mondo e che di lì a poco farà nascere l'UFC. In quel video i pesi di due avversari giapponesi di Hélio Gracie sono dichiarati superiori al vero di 18 e 36 chili. La ricerca successiva ha corretto quelle cifre, e oggi la correzione è acquisita.

Non serve pensare male: chi montava quel video stava facendo il suo mestiere, che era rendere spettacolare una differenza reale. Ma è il motivo per cui, quando un numero suona troppo bene, conviene chiedersi da dove viene.

Da un po' di anni esiste anche l'altra colonna

Due persone hanno cominciato a leggere i giornali brasiliani dell'epoca invece dei libri già scritti.

  • Roberto Pedreira, con i tre volumi di *Choque*, ha spogliato sistematicamente la stampa carioca dal 1856 in poi, incrociandola con fonti giapponesi.
  • Robert Drysdale — campione ADCC diventato ricercatore — lavora su stampa d'epoca e interviste ai superstiti, e ha pubblicato un documentario e due libri.

Non sono d'accordo su tutto, nemmeno fra loro. Ma hanno una cosa che alla versione tradizionale manca: dicono da dove viene ogni affermazione.

Come sono scritte queste pagine

  • Si aggiunge, non si smonta. Nessuna di queste storie serve a togliere qualcosa a qualcuno. La famiglia Gracie ha portato il jiu-jitsu nel mondo, e questo non lo mette in dubbio nessuno — nemmeno chi ne corregge le date.
  • Dove le fonti divergono, si dice. Con i nomi di chi sostiene cosa, invece di scegliere in silenzio la versione più comoda.
  • Quello che non sappiamo resta scritto. Ogni pagina ha una sezione «cosa non sappiamo». Su questi temi il buco è spesso più onesto della risposta.
  • Nessun titolo da scandalo. Se una storia ha bisogno di «la verità che non ti hanno detto» per essere interessante, probabilmente non lo è.

Nota Anche noi lavoriamo su fonti che possiamo raggiungere: siti specializzati, archivi digitali, testimonianze pubblicate. Dove una cosa arriva di seconda mano — perché sta in un libro che non abbiamo letto — lo scriviamo nella pagina.

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Domande frequenti

Perché la storia del jiu-jitsu è così incerta?
Perché per decenni è stata raccontata quasi solo dalla famiglia Gracie, in un contesto promozionale, e perché gran parte degli eventi avveniva senza stampa né arbitri terzi. Le ricerche d'archivio indipendenti sono recenti.
La versione tradizionale è falsa?
No. È di parte, il che è diverso. Molti fatti reggono; altri sono ridimensionati dalla ricerca sui giornali dell'epoca. La differenza si vede caso per caso, non in blocco.
Chi sono Roberto Pedreira e Robert Drysdale?
Due ricercatori che hanno riletto la storia del BJJ su fonti d'epoca. Pedreira ha scritto i tre volumi di «Choque»; Drysdale, campione ADCC 2007, ha pubblicato un documentario e due libri sull'origine del jiu-jitsu brasiliano.
Cosa c'era di sbagliato in «Gracies in Action»?
Fra le altre cose, i pesi di due avversari giapponesi di Hélio Gracie erano gonfiati di 18 e 36 chili. Il video restava efficace lo stesso: la differenza di stazza era reale, solo più piccola.

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