«Sono troppo rigido per fare yoga»: è proprio per questo che dovresti iniziare

Nessuno nasce mobile. La flessibilità non è il requisito per iniziare lo yoga: è il risultato.

Giuseppe Prencipe · Aggiornata il 06/08/2026

Se pratichi Brazilian Jiu-Jitsu hai sentito questa frase decine di volte. Magari l’hai detta anche tu: «lo yoga non fa per me, sono troppo rigido».

È una delle convinzioni più diffuse, ed è anche una delle più sbagliate. Sarebbe come dire «non vado a lezione di jiu-jitsu perchè non so fare un armbar», oppure «non inizio a correre perchè mi stanco dopo cinquecento metri».

Nessuno nasce mobile. La mobilità e la flessibilità sono capacità che si allenano, esattamente come la forza, la resistenza e la tecnica.

Lo yoga non richiede flessibilità: la sviluppa

Molti pensano che per praticare yoga sia necessario riuscire a toccarsi i piedi, fare la spaccata o assumere posizioni impossibili. La realtà è esattamente il contrario.

Lo yoga è uno strumento che permette di migliorare gradualmente la mobilità articolare, aumentare l’elasticità dei tessuti e imparare a muovere il corpo in modo più efficiente. Non importa da dove parti. Conta iniziare.

Nota Mobilità e flessibilità non sono la stessa cosa. La flessibilità è quanto un muscolo si lascia allungare da fermo. La mobilità è quanto controllo hai in quell’ampiezza mentre ti muovi. Nel jiu-jitsu serve soprattutto la seconda: aprire una guardia non è una posa, è un movimento sotto carico.

Perchè un praticante di BJJ dovrebbe interessarsi allo yoga

Nel Brazilian Jiu-Jitsu il corpo viene portato continuamente in posizioni estreme. Guardie aperte, inversioni, triangoli, passaggi, scramble: tutto richiede mobilità, controllo e consapevolezza del proprio corpo.

Una migliore mobilità può aiutarti a:

  • muoverti con maggiore fluidità;
  • recuperare posizioni che prima sembravano impossibili;
  • ridurre tensioni e rigidità accumulate dopo gli allenamenti;
  • respirare meglio durante gli sforzi;
  • gestire con più calma la pressione.

Lo yoga non sostituisce il jiu-jitsu. Lo completa. Il tuo obiettivo non è diventare bravo nello yoga: è usare lo yoga per diventare un praticante di BJJ migliore.

La rigidità non è una condanna

Essere rigidi oggi non significa esserlo per sempre. Con una pratica costante, anche breve, il corpo si adatta.

Dieci o quindici minuti al giorno, ripetuti nel tempo, fanno molta più differenza di una lunga sessione fatta una volta al mese. La costanza batte sempre l’intensità.

Da dove si parte davvero, in pratica:

  1. Dopo l’allenamento, non prima. A muscoli caldi si guadagna ampiezza; a freddo si rischia soltanto. Prima della lezione servono movimenti attivi, non allunghi tenuti a lungo.
  2. Dieci minuti, tre volte a settimana. Meno di quanto pensi di dover fare. È il minimo che produce un cambiamento misurabile in un paio di mesi.
  3. Due o tre posizioni, sempre le stesse. Anche e spalle sono quello che si irrigidisce per primo in chi lotta. Cambiare esercizi ogni volta impedisce di accorgersi dei progressi.
  4. Respira. Se stai trattenendo il fiato, sei andato oltre. Il punto giusto è quello in cui senti tensione e riesci comunque a respirare piano.
  5. Segna dove sei arrivato. Una foto ogni tre settimane dice quello che la sensazione del momento non dice.

Attenzione Questi sono consigli di pratica, non indicazioni mediche. Se hai un dolore che si ripresenta sempre nello stesso punto, o un infortunio in corso, quello non si risolve con la mobilità: si fa vedere a un fisioterapista o a un medico dello sport prima di insistere.

Non aspettare di essere «pronto»

Uno degli errori più comuni è rimandare. «Quando sarò più flessibile inizierò yoga.» Ma è esattamente lo yoga che può aiutarti a diventarlo.

Ogni cintura nera è stata una cintura bianca. Ogni atleta mobile è stato, all’inizio, una persona rigida che ha deciso di iniziare.

Se pratichi BJJ, non chiederti se sei abbastanza flessibile per fare yoga. Chiediti quanto potrebbe migliorare il tuo jiu-jitsu se iniziassi a prenderti cura del tuo corpo anche fuori dal tatami.

Perchè il momento migliore per iniziare non è quando ti sentirai pronto. È oggi.

Una sequenza di mobilità pensata per chi lotta, da fare a fine allenamento.

Se non hai ancora iniziato a lottare

La mobilità è un problema che si pone quando si è già sul tatami. Se ci devi ancora salire, parti da qui: Prima lezione di BJJ e Come scegliere una palestra. E se qualche parola di questo articolo non ti è chiara, c’è il glossario.

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Domande frequenti

Devo essere flessibile per iniziare a fare yoga?
No, ed è il fraintendimento più diffuso. La flessibilità non è il requisito di ingresso: è quello che la pratica costruisce. Si parte dal punto in cui si è, con le posizioni adattate.
Lo yoga serve davvero nel Brazilian Jiu-Jitsu?
Serve alla mobilità articolare, al controllo del respiro sotto sforzo e al recupero dopo l’allenamento. Non insegna tecnica e non sostituisce l’allenamento sul tatami: lavora su ciò che permette di eseguire la tecnica.
Quanto yoga devo fare per vedere un cambiamento?
Dieci o quindici minuti tre volte a settimana, mantenuti per due mesi, cambiano più di una sessione lunga fatta una volta ogni tanto. La costanza conta più della durata.
Meglio fare yoga prima o dopo l’allenamento di BJJ?
Dopo, o in un momento separato della giornata. Prima della lezione servono movimenti attivi e brevi; gli allungamenti tenuti a lungo su muscoli freddi, subito prima di lottare, non aiutano.
Lo yoga previene gli infortuni nel jiu-jitsu?
Una mobilità migliore riduce le tensioni accumulate e la sensazione di rigidità. Nessun tipo di allenamento però mette al riparo dagli infortuni in uno sport di contatto, e un dolore che torna sempre nello stesso punto va fatto vedere a un professionista.

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