
Perché si chiama omoplata
È l'unico nome della serie che non è il cognome di qualcuno. Vuol dire semplicemente «scapola» — e da quella parola ne sono nate altre dieci.
BJJ Square · Aggiornata il 10/08/2026
Omoplata, in portoghese, è l'osso della spalla. La scapola. Il nome descrive l'articolazione che la presa carica, e basta: dietro non c'è nessun campione, nessuna sfida, nessun aneddoto da raccontare. È lessico d'accademia, sedimentato in una palestra brasiliana in un momento che nessuno ha registrato.
La tecnica arriva da lontano
Nel judo esisteva già come ashi sankaku garami, l'avviluppamento triangolare di gamba; nel catch wrestling come coil lock. Entra in Brasile fra gli anni Trenta e Quaranta e poi rimane lì, ai margini, per decenni: una cosa che si sapeva fare ma che quasi nessuno cercava.
A sbloccarla è stato un regolamento
Nel 1994 la confederazione brasiliana cambia le regole e consente di segnare punti con la posizione. Fino a quel momento l'omoplata valeva solo se chiudeva l'incontro; da lì in poi diventa anche una spazzata, cioè uno strumento che conviene cercare pure quando non finisce niente.
Negli anni immediatamente successivi Antônio «Nino» Schembri la trasforma da singola sottomissione in un sistema di guardia completo, e la porta in cima — vince all'ADCC 2001 proprio con quella. Da tecnica di riserva a marchio di fabbrica in meno di dieci anni.
Nota Il cambio di regolamento del 1994 è riportato dalle ricostruzioni di settore, ma non l'ho trovato in un documento della federazione. Lo do per quello che è: la spiegazione più diffusa, non un atto verificato.
Cosa non sappiamo
- Chi disse «omoplata» per primo, e quando. Nessuna fonte lo attribuisce a qualcuno. È probabilmente nato in palestra, senza che nessuno ci facesse caso.
- Se Schembri l'abbia inventata. Lui non lo dice: dice di essere stato fra i primi ad applicarla come sottomissione, che è una cosa diversa e più onesta.
La parola che ha generato altre parole
Da omoplata è nato il suffisso «-plata»: gogoplata, baratoplata, tarikoplata, marceloplata, locoplata. Nel gergo è diventato un modo per dire «sottomissione di quella famiglia lì».
Nota «-plata» da solo non significa niente. Non vuol dire «leva al braccio», come si legge in giro: è semplicemente la coda della parola *omoplata*, cioè la fine di «scapola», staccata e riusata. È l'errore più diffuso del vocabolario del jiu-jitsu.
Le altre parole che sentirai in palestra, spiegate una per una: Glossario del BJJ.
Domande frequenti
- Cosa vuol dire omoplata?
- Scapola, in portoghese. È l'osso della spalla, cioè l'articolazione che la presa mette sotto tensione.
- Chi ha inventato l'omoplata?
- Non è attribuibile a una persona. La tecnica esisteva nel judo come ashi sankaku garami e nel catch wrestling come coil lock. Nino Schembri l'ha resa un sistema di guardia negli anni Novanta.
- Cosa significa il suffisso «-plata»?
- Niente, di per sé. È la parte finale di «omoplata» diventata suffisso nel gergo del jiu-jitsu per indicare una famiglia di sottomissioni: gogoplata, baratoplata, tarikoplata.
- Perché l'omoplata è diventata popolare solo negli anni Novanta?
- Perché fino al 1994 valeva solo come sottomissione. Da quando si è potuto segnare punti con la posizione è diventata anche una spazzata, e conviene cercarla molto più spesso.
Condividi questa guida
Continua con
- Chi dà il nome alle tecniche del jiu-jitsuQuasi mai chi le ha inventate. Spesso nemmeno chi le ha eseguite. Dietro i nomi delle prese ci sono quattro regole che si ripetono da settant'anni.
- Perché si chiama gogoplata«Gogó», in brasiliano, è il pomo d'Adamo. Il resto della parola è un pezzo staccato da un'altra parola — e non significa quello che tutti credono.
- Perché si chiama baratoplataIl nome è per metà uno scarafaggio e per metà un regolamento. È la tecnica che esiste perché una regola ne vietava un'altra.